monow
« | bio | aud | rec | fot | con | pla | lin
 
recensioni
 
Luigi Ametta su No Warning
monow (promo 2002)
Monow nasce a Pisa il 10 Novembre del 1998 come side project di Abarthjour Floreale, del progetto fanno parte Anna Finori e Rino Sassi con una serie di ospiti. Pochi mesi dopo partecipano con i brani Pinkshell e Looptzlah alla compilation Mp3 di Rock It, quindi con la cover di William, It Was Really Nothing partecipano ad una compilation di tributo agli Smiths intitolata There Is A Light That Never Goes Out. Con quest’ultimo pezzo partecipano a Dispenser su Radio 2 Rai nel Marzo 2001; un mese più tardi l’etichetta Loser pubblica la compilation Loser, My Religion contenente una cover di Loser di Beck. L’ultima produzione di Monow in ordine temporale è un altro contributo ad una compilation uscita lo scorso Luglio, Primo Salto della Fosbury Records, con un pezzo intitolato Minimal Ennui. Sono certo che Monow risulterà molto gradito agli estimatori di Bjork, Goldfrapp e Anja Garbarek, con la quale Anna Finori ha una notevole somiglianza nel timbro vocale; avrete capito che stiamo parlando di un pop molto raffinato costruito su patterns ritmici di derivazione dub e su un sapiente uso di samples e di suoni opportunamente dosati, sagomato in un formato canzone che mostra il livello di maturità di questo progetto. L’ampio campionario di stili di Monow (che include anche una bella traccia strumentale molto ambient come Yeti) merita sicuramente una vetrina migliore di una serie di partecipazioni a compilations varie : che ne direste, ragazzi, di mettervi al lavoro per realizzare un album? Per infos, contatti ed altro vi rimando al website di Monow.



NTWK [ottobre 2002]
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
C'è vita oltre i pantaloni ascellari di lana di Manuel Agnelli o il luna-park anni 80 dei Subsonica (con mummie Krisma incorporate)? Assolutamente sì. Ad esempio c'è un pianetino chiamato Fosbury Records dove si alloggia in comode camerette con poster degli Smiths, e dove c'è tutto l'occorrente per scrivere musica quotidiana. "Musica quotidiana" è un termine da me coniato in questo preciso momento per definire canzoni fatte di quelle piccole cose di tutti i giorni che popolano l'esistenza del 90% di tutti noi.
L'equivalente sonoro del fumetto "Ghost World". Istantanee di vita, cioè. E che istantanee...
Va detto subito che non c'è un brano sotto la sufficienza in tutto il cd, e questo in una compilation con 18 pezzi è cosa non da poco. Poi è questione di gusti: qualcuno preferirà certe situazioni brumose dove sembra di intravedere Tenco (ma sarà lui?) o altre dove sembra di stare in un college americano svuotatosi per il Giorno del Ringraziamento, o al circo di Todd Browning; ma guai a lasciarsi sfuggire tre gemme preziosissime: la dopata ninna-nanna da stazione orbitante di Monow (feat. Monello), il viaggio scoppiettante del vecchietto di "Straight Story", che va a trovare (questa volta in motoretta però) su Mt. Zion i Grandaddy, raccontato dagli Slumber; e "Intelli:gente" degli Es. Immaginate la copertina di "Siberia" dei Diaframma dove non è più inverno ma piena estate. Immaginate i Diaframma stessi sbalzati nel 2002, sotto prozac e orzata: un giro con un groove mostruoso che attende solo il rallentamento finale per stenderci del tutto.
L'indie-rock italiano gode di ottima salute.
E' il pubblico che forse ha problemi di udito.
Questa compila potrebbe essere un'ottima cura. Filate in negozio e cacciate il grano, sbarbi/e!



Baccardi su rockON
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
“Molte compilation ci deludono, ci sono 2-3 belle canzoni e poi un vuoto totale. Una compilation con 18 belle canzoni su 18 è qui pronta per essere ascoltata”. Questo è l’ottimistico incipit del comunicato stampa con cui la Fosbury Records, giovane etichetta indie con sede nel trevigiano, presenta questa sua compilation, intitolata acutamente Fosbury: Primo Salto. Questa è la prima di una serie di compilation che, per citare nuovamente il comunicato stampa, “si pongono l’obbiettivo di scandagliare l’underground in cerca di proposte valide, e di belle canzoni”.
In Fosbury: Primo Salto, questo obbiettivo sembra decisamente raggiunto: gli artisti presentati, tutti gruppi emergenti dai nomi più o meno noti, propongono brani suggestivi, divertenti, profondi e leggeri a seconda dell’occasione, ma sempre di qualità molto buona.
Come compilation, le si deve porre una maggiore attenzione rispetto alle usuali raccolte di pezzi “da classifica”, vista la natura inedita (la maggior parte dei brani sono inediti, e solamente alcuni sono tratti dalle recenti pubblicazioni dei gruppi) dei lavori presentati, ma il tempo speso per assimilarla è molto ben utilizzato.
Si inizia con una tranquilla ballata pop-rock dei Northpole, intitolata “Come Ogni Sera”. Una chitarra iniziale che ricorda vagamente i Radiohead di “No Surprises” e una voce decisamente avvolgente e calda, per un brano dai toni intimi e sensuali. Si continua con i Monow (con la partecipazione di Monello alle turntables), che propongono un drum’n’bass assai cupo e suggestivo con la loro “Minimal Ennui”, caratterizzato dalla voce della cantante e dai particolari effetti di synth e turntables che si sovrappongono alla base ritmica. Il primo gruppo della Fosbury Records rappresentato in questa compilation, i Valentina Dorme, è per il momento quello più famoso dei quattro che l’etichetta propone, in seguito alla pubblicazione dell’album “Capelli Rame”, molto ben giudicato dalla critica. Proprio da questo disco è tratto “L’Eclissi Amore Mio”, un brano rock dai toni notturni ed onirici, dai suoni maturi, e dal tema oscuro (le sensazioni che derivano dal soffocare l’amata) raccontato con voce sussurrata e parole molto seducenti. Si prosegue con i bellunesi Non Voglio Che Clara, che a loro volta propongono il rock intimista e malinconico del loro brano, l’inedito “Dall’Oggi Al Domani”. A rompere con la vena oscura che aveva legato i primi quattro pezzi arriva il post-rock degli Ogino Knaus, gruppo di Senigallia, con la loro “Gay Pride”. Il pezzo è strumentale (vi è solamente un lieve, ma incisivo, accenno di voce), con chitarre e batteria che creano un suono intenso e coinvolgente, accattivante. Altro nome noto nella scena musicale underground (ma quasi non più underground) italiana sono i Tre Allegri Ragazzi Morti, che qui propongono un brano tratto dal loro EP, (acquistabile inizialmente solo via internet), “Nuova Identità”, pezzo punk-rock dal tema lievemente ambiguo (lo scambio di identità con una ragazza). Seguono i P:a:r:t:y K:e:l:l:e:r., altro gruppo Fosbury, che a loro volta con “Metamorphosy” propongono un brano punk-rock, dall’interessante ritornello e calo d’intensità con ripresa finale. I genovesi Lo-Fi Sucks! offrono una versione demo di un brano poi finito nel loro ultimo album, “67-76”, qui chiamato “67 Times”, che è sicuramente un pezzo molto suggestivo, con il suo ritmo sognante, non fosse per quell’organo di sottofondo che ricorda non troppo vagamente quello di “Starway To Heaven”, che da molto all’atmosfera generale, ma potrebbe far storcere il naso ad alcuni. Seguono i The Zen Circus, con un brano tratto dal loro album “About Thieves, Tramps, Farmers And Policemen”, “Beautiful & Warm”, che suona veramente stravagante, grazie sia alla base strumentale folkeggiante, sia alla voce del cantante, che passa da essere molto chiara e pulita, a somigliare a tratti a quella di Billy Corgan degli Smashing Pumpkins.
I Perturbazione offrono un loro inedito, “Il Laureando”, ironica ed intelligente dissacrazione e riflessione sul significato della laurea, del percorso per arrivarci, e dell’immagine del “laureando medio”. Dipinto con toni parecchio allegri e sfottenti, dovrebbe far sorridere tutti quelli che si trovano in questa situazione (“Hai mai dato un esame di coscienza?”).
C’è poi Amerigo Verardi, che propone “Trasparenti ma non liberi (4 tracks demo)”, che come dice il titolo si tratta di una registrazione casalinga, ma comunque di buona qualità. La voce non mi ha convinto moltissimo, mentre mi è piaciuta la parte di chitarra in sottofondo. Altri rappresentanti della Fosbury, con i vIRNA (che si siano ispirati ai dEUS per la grafica del nome?) si torna nuovamente al rock con la loro “Recidiva E Raffinata”, brano dai toni decisi ed incisivi.
Si passa poi ai Lana, gruppo di Brescia, e alla loro “Neve Cara”, che suona veramente eccezionale, con una base chitarristica ricca di riff ben innestati fra loro, ed anche una voce è molto convincente.
Ultimo gruppo Fosbury, gli es, che presentano “intelli:gente”, un pezzo allegro, dal cantato e dalla base strumentale multisfaccettata, ironica, e con tratti demenziali.
Seguono gli Slacker Monday, con “Dangerous Stuntman”, altro brano rock, con un ritornello veramente azzeccato, ed una voce che si fa notare per la particolare tonalità.
I veronesi Slumber portano “Christ Of The Road”, un rock lievemente venato di psichedelica, dalla melodia convincente, e dalla struttura abbastanza imprevedibile.
Per penultimi vi sono i napoletani Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo, che propongono l’inedita “Vanek”, pezzo molto inquietante, molto cupo, sulla cui base di synth (che mi ricorda vagamente il lugubre marasma psichedelico di “Lorca” di Tim Buckley) entra la voce fragile di un bambino, con frasi oscure (“Cosa può fare un gatto in un appartamento vuoto? Aspettare e dormire.”), di cui alcune ripetute, cosa che amplifica ancor di più l’effetto di inquietudine (“Tutto fuori posto”).
A chiudere questa veramente valida finestra sull’underground nazionale, vi sono i veneziani One Dimensional Man, con guarda caso l’ultimo brano del loro acclamato album “You Kill Me”, “Broken Bones Waltz”. Si tratta appunto di un oscuro blues in ¾, dal suono di aggressività crescente e sempre più tendente al noise, seppur il ritmo sia decisamente lento. La voce “da metal” suona assai particolare a queste velocità, paradossalmente aumentando di cattiveria.
Questo Fosbury: Primo Salto è da considerarsi, insieme ad altre analoghe (mi viene in mente la serie “Loser: My Religion” di Radio Loser), un’iniziativa veramente intelligente e molto ben progettata per promuovere tutta la scena underground nazionale e l’esistenza di etichette indie, che sembra stia in questo momento vivendo un periodo particolarmente felice nel nostro paese.
Oltretutto penso sia anche una via valida, per chi soffre particolarmente di esterofilia musicale, di ritrovarsi costretto a dire che l’Italia, volendo, non ha nulla da invidiare ad America ed Inghilterra in quanto a qualità musicale, vista quella presente in questa compilation. Solamente, da noi, tutto questo è ancora relegato all’underground. Cento di queste compilation, allora, ed ancora un evviva alla musica fatta con passione!



Stefano 'Acty' Rocco su Rockit
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
Quante volte vi siete trovati di fronte una pila di CD da cui selezionare i brani per riempire una cassettina destinata a diventare un regalo speciale? Almeno una volta nella vita capita a tutti di trovarsi di fronte a tale dilemma, per questo la Fosbury ha ben pensato di semplificarci le cose. La giovane etichetta di Treviso ha scandagliato i fondali musicali italiani andando alla ricerca di "belle canzoni" ed è riuscita ad inserirne ben diciotto dentro Primo Salto, uno di quei dischi che merita di essere conservato senza custodia direttamente sopra al lettore CD. La compilation della Fosbury racchiude nomi diversi sia per genere musicale che per "blasone", eppure l'intero CD scorre senza sfilacciarsi, mantenendo un livello qualitativo impressionante per tutti i 74 minuti, pur con alcuni momenti meno convincenti che lo lasciano ad un passo (ma solo uno) dalla perfezione. E' sufficiente fare nomi in ordine casuale per rendersi conto dello spessore artistico di Primo Salto: lo splendido elettropop mininale contenuto in Minimal Ennui dei Monow, la dolce e romantica Trasparenti ma non liberi con Amerigo Verardi in versione acustica, i soliti, impeccabili, Tre Allegri Ragazzi Morti di Nuova identità, gli One Dimensional Man in abbigliamento sbilenco con la loro Broken bones waltz, la raffinata melodia dei Perturbazione con Il Laureando, brano ripreso da In Circolo. E ancora: i folk punkrockers The Zen Circus che non lesinano energie in Beautiful & Warm, le inarrivabili costruzioni noise-cantautorali Valentina Dorme e le instabili sonorità degli Es, attesi al varco con l'imminente uscita del nuovo disco. Lascio a voi il gusto di scorrere il resto della tracklist, certo del fatto che troverete brani di cui innamorarvi (non foss'altro per il fatto che ce ne sono ben diciotto tra cui scegliere!). Necessario a questo punto tributare un sincero applauso alla Fosbury, un gruppo di ragazzi che, pur con la cronica scarsità di risorse, sembra gia avere un'identità ben precisa e in grado di ritagliarsi a breve uno spazio davvero importante nella musica che piace a noi. Ora non resta che andare a comprare la cassettina da 74...



Andrea Girolami su Loser
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
Nessun filo rosso unisce i 18 episodi di questa prima compilation targata Fosbury Records se non la ricerca delle "belle canzoni". Più che i nomi dei gruppi allora concentriamoci su i singoli pezzi. Parlando poi di underground italiano avrebbe davvero poco senso aspettarsi il grande nome o il colpo di teatro. Questo non c'è ma in compenso non manca nient'altro. E' bello risentire gli es (intelli:gente) con quel pizzico di vivacità in più che ci auspicavamo, sempre ottimi i Valentina Dorme e One Dimensional Man che partecipano con brani selezionati dai loro ultimi lavori discografici. Menzione particolare anche per i Gatto Ciliegia che con "Vanek" mettono assieme una fascinosa canzone sospesa tra sountracks sci-fi anni 70 e la colonna sonora di un impossibile seguito di "Profondo Rosso". Tra i nomi meno chiacchierati faro puntato su Ogino Knaus (emocore o rock ipervitaminizzato?) e soprattutto Slumber che con "Christ Of The Road" scrivono forse il pezzo migliore dell'intero lotto pur non potendo evitare il paragone con padri putativi ingombranti come Pixies e Sebadoh. A rappresentare il versante elettronico rimangono i Monow, autori di un trip-hop venato di acido e rinvigorito dagli scratch di Monello. "Primo Salto" risulta la migliore ripresa panoramica possibile sul rock italiano, ovviamente dopo la nostra "Loser, my religion #2".



Emanuele Salvini su MusiccluB
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
Dopo mesi di paziente lavoro arriva sul mercato la prima compilation della Fosbury Records, neonata indie label trevigiana che, nelle intenzioni dei suoi responsabili, si vuole porre alla ricerca di bands italiane di qualità nel sempre più variegato panorama underground che ci circonda. Questo cd contiene la bellezza di diciotto canzoni, molte delle quali inedite, per altrettanti gruppi della scena alternativa nostrana: l’obiettivo di partenza è pienamente raggiunto, e a noi non resta altro che sperare che la Fosbury, dopo l’accordo stipulato con Audioglobe, trovi il suo meritato spazio in un mercato da un lato sempre più asfittico (la gente ormai masterizza in modo “scientifico”…), dall’altro pieno di vivacità sotterranea e idee che purtroppo molte volte sono destinate a rimanere inespresse. Tornando al “primo salto” della Fosbury, notiamo che non mancano nomi quasi celebri come quelli dei Tre Allegri Ragazzi Morti, dei Perturbazione e degli One Dimensional Man; non mancano ovviamente le quattro realtà Fosbury – eS, vIRNA, Party Keller, i Valentina Dorme freschi autori dell’ottimo “Capelli Rame” –, non mancano altri outsider come Lo-Fi Sucks, Gatto Ciliegia, Amerigo Verardi, Monow. E non potevano mancare all’appello gli absolute beginners, i perfetti sconosciuti che qui rispondono ai nomi di Lana, Slumber, Non Voglio che Clara e Ogino Knaus: tutte bands meritevoli e da segnalare, anche se ovviamente acerbe, vista la poca esperienza acquisita. Impressionano, su tutti, gli Ogino Knaus, che non conoscevo, i quali danno una torrida interpretazione di psycho-rock trasversale con la loro rabbiosa “Gay pride”. In definitiva, una compilation completa e godibile, il cui fiore all’occhiello è dato dall’iniziale “Come ogni sera” firmata dai carismatici Northpole, che ci ricorda il motivo per il quale John Peel in persona li avesse chiamati a sé solo un po’ di anni fa.



Roberto Bonfanti su Suburbia Magazine
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
Un po' di storia: era il 1968 quando l'americano Dick Fosbury vinse la medaglia d'oro alle olimpiadi nel salto in alto grazie ad una innovativa tecnica di salto ideata da lui stesso che gli permise di superare avversari più forti sul piano atletico e che da allora venne adottata dalla maggior parte degli atleti fino ai giorni nostri. Evidentemente non è un caso che la Fosbury records porti il nome di questo ex atleta, ed è bello che una piccola etichetta indipendente porti il nome di qualcuno che ha saputo superare un ostacolo proprio grazie alla voglia di provare soluzioni diverse dal solito.
"Fosbury: primo salto" è il titolo della prima compilation firmata da questa etichetta che per l'occasione mette insieme alcune delle cose più interessanti viste nell'underground italiano in questi ultimi anni: nomi già conosciuti giovani emergenti; molti inediti e qualche brano già noto; tutti insieme all'interno di questo cd da gustare dal primo all'ultimo istante, grazie ad un insieme di canzoni che, oltre a alcuni brani splendidi, ha il vanto, rarissimo per una compilation, di non avere nessun pezzo che si possa considerare riempitivo.
Fra i nomi più conosciuti dal pubblico ed osannati dalla critica si ha modo di ascoltare i ONE DIMENSIONAL MAN ed i VALENTINA DORME, entrambe presenti con un brano tratto dai rispettivi ultimi album, oppure i TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, con una rarità tratta dal loro EP in edizione limitata venduto solo via internet un paio di anni fa, o i LO-FI SUCKS con una inedita demo version di "67-76" suggestiva quanto l'originale e gli ZEN CIRCUS che ripropongono un brano tratto dal loro ormai introvabile primo album.
Alcuni inediti varrebbero già da soli ben più degli 8 Euro del cd: fra questi spicca uno splendido pezzo dei GATTO CILIEGIA, eterei come sempre, oppure un bellissimo brano acustico di AMERIGO VERARDI ed una bella canzone dei PERTURBAZIONE con il loro caratteristico e particolarissimo gusto neo-melodico. In attesa dei rispettivi esordi ufficiali confermano quanto di positivo si dice da tempo su di loro sia gli ES, sempre con il loro pop sbilenco, che i VIRNA con le loro atmosfere malinconiche. Divertente e piacevole il power-pop dei PARTY KELLER, anch'essi in attesa dell'esordio ufficiale. Fra i gruppi amati dalla critica ma non ancora giunti alle orecchie del grande pubblico si segnalano in positivo anche la raffinatezza dei NORTHPOLE, il trip-hop dei MONOW ed il pop degli SLACKER MONDAY.
Piacevoli sorprese arrivano dai nomi meno noti: su tutti i NON VOGLIO CHE CLARA che mostrano una grandissima eleganza, ma fanno bella figura anche i LANA che mostrano di saper dosare saggiamente rock e melodia, gli OGINO KNAUS con il loro post-rock un po' irruento ed imprevedibile, e gli SLUMBER autori di un buon pop originale e divertente.
Peccato non avere più spazio a disposizione per approfondire di più i meriti dei singoli gruppi ma, per farla breve, si tratta di certo di una compilation molto ben fatta e degna della massima attenzione per cui anche oggi come nel '68, il salto di Fosbury merita una medaglia d'oro.



Salvatore "Howty" Patti su musicbOOm.it
AA. VV. - Fosbury: Primo Salto - Fosbury Records/Audioglobe
Dopo il fortunato esordio con l'album dei Valentina Dorme la trevigiana Fosbury Records espone i suoi gioielli in una compilation. A dire il vero "Fosbury: primo salto" non si limita a proporre le quattro band del catalogo della giovane label (Valentina Dorme, es, Virna e Party Keller) ma allinea alcune tra le più interessanti produzioni della scena underground, proponendosi come miglior istantanea possibile dello stato di salute del rock italiano.
A questo proposito "Primo salto" proclama di avere come unico filo conduttore "la bella canzone abbastanza sbilenca" e non potremmo essere più d'accordo: ma nonostante questa vaga dichiarazione d'intenti i diciotto pezzi che la compongono - pur tra gli scarti qualitativi insiti in questo tipo di prodotto - risultano sorprendentemente omogenei e coesi; merito di una solida selezione di artisti, la maggior parte dei quali già noti ai lettori di MusicbOOm, che privilegia i panorami pop/rock ma si concede qualche rara incursione elettronica (i Monow, al solito bravissimi nella ibridazione pop/electro di "Minimal Ennui"; peccato che una band di tale spessore riesca a pubblicare dischi con il contagocce). Evitiamo un pedante elenco di brani (per quello vi basta dare un'occhiata alla tracklist, dove campeggiano i nomi di One Dimensional Man, Lo-Fi Sucks! e Tre Allegri Ragazzi Morti) e scremiamo subito il meglio: Zen Circus e Perturbazione (i primi con un recupero da "About Thieves, Tramps, Farmers and Policemen" ed i secondi con una outtake di "In Circolo") ribadiscono la validità di tutto ciò che di buono si è detto di loro, con menzione speciale per la band Rivolese che può permettersi un inedito dello spessore di "Il laureando"; al solito spettacolare l'intervento di Gatto Ciliegia (una "Vanek" che vive di magie circensi), mentre sul versante neo-psych applaudiamo gli Slacker Monday, la cui "Dangerous Stuntman," vibrante su un cantato che si appoggia ad una linea di tastiere quasi invisibile, riafferma il loro gusto per le armonie semplici e genuine ed è così buona che potrebbe fare invidia ai Grandaddy. Tra i padroni di casa gli es confezionano con "intelli:gente" un pezzo "abbastanza sbilenco", dimostrano di essere lontani dalle atmosfere di "musica tedesca tric e troc" ed alimentano l'attesa per il prossimo album previsto per l'autunno, e i Party Keller offrono nell'ottima "Metamorphosy" una felice virata su temi rock/punkeggianti. Alla sezione "novità" si segnalano gli Slumber: la loro "Christ of the road" pur soffrendo di qualche ascendenza UK-eighties di troppo è così orecchiabile che non si smetterebbe mai di ascoltarla: li aspettiamo a prove sulla lunga distanza. E in conclusione consentiteci una menzione d'onore per Amerigo Verardi, uno dei numi tutelari della scena indipendente sin dagli anni 80 (Allison Run, Lula): la sua "Trasparenti ma non liberi" è una piccola gemma acustica che risplende di luce purissima.

I ragazzi della Fosbury già si sono dati alla filantropia: meno male, perché di album come "Primo Salto" (ben 74 minuti di musica) c'è un gran bisogno.



Dav. 7 su Atalante - Rivista Multimediale del DAMS di Torino
monow [2002]
Questa sera sono entrato nel mio fumoso club con la valigetta dei dischi nuova e con la voglia di attaccarmi al mixer.
Accesi gli strumenti mi sono guardato intorno per tentare di capire come volevano sentirsi le anime che, sedute ai tavoli, sorseggiavano i loro drink, mentre fuori pioveva… così, per verificare la mia idea: ho caricato il lettore, ho schiacciato play, ho alzato la linea del canale e gli amplificatori hanno cominciato a tingere l'atmosfera di un suono denso, evocativo.
Il merito di quell'incantesimo era dei monow, formazione pisana nata nel '98 come progetto parallelo al trio noise-rock "abarthjour floreale".
Le nove tracce del promo suonano trip-hop ma con sfumature diverse: se Lezlove - per l'uso della tastiera iniziale, degli effetti e del cantato maschile - può ricordare certi lavori di Howie B. e California Uber Hull - per l'intonazione del cantato femminile - gli Sneaker Pimps, Nzing - con il progressivo appesantimento della cassa e le tastiere, ariose e scure contemporaneamente - sembra estratta da un disco degli Underworld. Eppure, nei 37 minuti, si è soltanto assorti dalla modulazione languida del connubio di basso e batteria che reggono i campioni, la limpida voce di Anna e le melodie (rese con tastiere chitarre e sax).
Queste a loro volta disegnano espressioni che rapiscono chi vi presta ascolto.
Quattro pezzi sono cover: William, it was really nothing degli Smith, loser di Beck, jewels degli ES e yeti degli Yeti; tutte vengono riprese con un gusto che nulla toglie alle versioni originali, delle quali piuttosto sono esaltati i sensi nascosti.
A mio personale giudizio è un disco stupendo, di quelli capaci di risollevare una giornata andata male, insieme ad un drink quando gli amplificatori cominciano a tingere l'atmosfera.



Franca di Roma su Supersonic Magazine
A Tribute to the Smiths "There is a light that never goes out"
C’è una luce che non si spegnerà mai: per una frase come questa è necessario riferirsi a qualcosa di davvero speciale, qualcosa che è dentro di noi e che, come un tatuaggio indelebile, niente e nessuno potrà mai eliminare. “There’e a light that never goes out” è una frase degli Smiths che, chi con gli Smiths è cresciuto, (un'intera generazione che ha indossato anfibi neri comprati nei mercatini londinesi e che si è pettinata come Morrisey), usa per ricordarne i suoni ed i messaggi, come fiamma inesauribile di una candela che è stata accesa negli anni ’80.
Questa stessa generazione è cresciuta in alcuni casi facendo musica perché l’ha sentita fare dai magnifici 4 dal carismatico leader e forse, a tanti anni di distanza dallo scioglimento, era proprio il caso di rendere un omaggio.
Lo hanno fatto in 21 e ci viene il sospetto che sia solo una parte di coloro che agli Smiths avrebbero voluto suonare tutto il loro amore. Lo hanno fatto gruppi del sottosuolo musicale italiano, tra cui spiccano nomi più o meno noti, tutti devoti e riverenti nell’interpretare brani storici ed indimenticabili, generazionali e sentimentali, perché qui c’è un pezzo di cuore, oltre che di storia della musica.
I brani sono famosi, i gruppi che li hanno interpretati molto meno, ma le versioni sono tutte belle ed originali, alcune talmente reverenziali da voler essere quasi uguali alle originali, altre assolutamente rilette e coraggiosamente diverse. La compilazione di tributo si apre con una versione elettro-pop lieve e sussurrata di “William It was really Nothing” ad opera dei Monow, pisani alla corte della sempre elogiabile Wide Records, e prosegue con una versione molto giocosa di “This Charming Man” dove i Darling osano campionare la voce di Morrisey, perché, ne siamo certi, nessuno sarà mai all’altezza di sostituirne il tono ed il timbro.
La frase di tributo risuona nella versione degli Yo Yo Mundi, con una fisarmonica che non stona affatto, ma sembra quasi far calare uno strato di polvere che dà fascino alle cose belle e preziose del passato. Onirica e scura la versione di “Wonderful Woman” ad opera dei veronesi E 102, molto flower invece la versione di “I want The One I can’t ave”di Everson, ad oggi noti con il nome di Miles Apart. Si prosegue con una dolcissima “Heaven Knows I’m miserabile Now” ad opera de Le Madri, altri veronesi a render tributo ai magici Smiths. Gli Errata Corrige, livornesi, propongono la storica “Rubber Ring” senza cambiare una virgola, perché è perfetta… Anche la generazionale “Girlfriend in a coma” vive il suo momento di tributo grazie ai quasi tutti tedeschi Connery, mentre i fiorentini Mirabilia non potevano, con la loro attitudine molto anglofona che li contraddistingue da sempre, non essere presenti in un tributo al gruppo della terra di Albione per eccellenza, con “How Soon is Now”. I padovani Northpole regalano una versione molto low-fi di “Jeane”,, mentre il flower torna a colorare “Panic” attraverso la tavolozza di colori degli Ossessione.
Deliziosa la versione di “Bigmouth Strikes Again” dei fiorentini More, che sembra suonata in un pub tipico dell’Inghilterra del Nord con la voce appannata che ricorda, per l’effetto, quella di Morrisey in versione live. Scatenati gli Haggis in “What She Said” in un esercizio d’istinto molto garage, mentre culla la nenia di “Asleep” dei liguri Sybil. Anche i Tre Allegri Ragazzi Morti non potevano mancare, trasgredendo come nessuno degli altri gruppi, traducendo in italiano (avrei evitato..) la storica “Ask” che qui diventa “Dimmi”. Si prosegue con una già nota versione di “Death of a Disco Dancer” che spesso i Divine hanno proposto nel loro repertorio per devozione mai celata nei confronti degli Smiths. La versione di “That Joke isn’t funny anymore” dei Bokassa, anche loro toscani, è davvero particolare, scura, lenta, funerea e rumorosa quanto basta. Una sorta di minuetto noir la epocale “Meat is murder” di Pastorino Claudia, con questo inno generazionale contro l’omicidio legalizzato delle macellerie. Ci si avvicina alla fine del tributo italico agli inglesi più amati degli ultimi decenni con una versione simpatica e giocosa di “Frankly Mr Shankly” degli Age, con i livornesi Tango Marziale e la loro rilettura davvero romantica ed elegante di “Still Ill”, per poi andare a chiudere il sipario della memoria con la sempre meravigliosa “Please Please Please Let me get What I want”, il brano con l’unico difetto di durare poco, come tutte le cose belle, e che, in questo caso, si dilata e si rallenta un po’ grazie alla versione religiosamente composta di Luxure.
Gli Smiths sono una parte di noi, esercizio di sintassi musicale per tutti coloro che hanno voluto fare musica nella loro vita, piacere interminabile per chi la musica l’ha ascoltata per passione e, da giovane e non solo, per trovarci qualcosa da raccontare a se stesso, per dare un simbolo ed un punto di riferimento alla propria generazione irrequieta, per chiudersi in camera durante quelle tipiche crisi adolescenziali e trovare ristoro nella voce di Morrisey e nei suoi racconti anglosassoni. Un tributo ci sembrava davvero doveroso ora che siamo diventati grandi.



Vieri Brini su Atalante - Rivista Multimediale del DAMS di Torino
Loser, my religion
Interessante progetto lanciato dalla web-radio Loser , da due anni on-line a trattare di alternative rock senza peli sulla lingua , che mette in rete la compilation " Loser, my religion " scaricabile gratuitamente dal sito www.musix.it/loser . La particolarità di questo progetto stà nella scelta di utilizzare come unico canale distributivo il web, seguendo il vero spirito della rete.Inoltre " allegato " ai brani c'è anche la possibilità di scaricarsi un particolare artwork realizzato appositamente per la propria copia casalinga. Alla realizzazione del sampler hanno partecipato sette band della scena indie rock italiana , che si sono cimentate con altrettante cover di alcuni celebri artisti mondiali. Si parte alla grande con la raffinata elettronica dei Monow che stravolgono " Loser " , uno dei più famosi singoli del folle Beck , intessendo " liquide " atmosfere care alla scena di Bristol ( cfr.Tricky ). Gli Hangin on a Thread regalano all' ascoltatore un emozionante rifacimeto di " The first Time " degli U2, dimostrando l'indiscussa abilità nelle loro composizioni di trattare la materia " emozionale " che li ha permesso di farsi notare anche all' estero. Gli Hu:T si cimentano con un rifacimento senza infamia e senza lode del tormentone " The Power " degli Snap. La band nu-metal si destreggia tra beat originali campionati e chitarre iper-sature dimostrando comunque una buona tecnica. Non facile il compito assegnatosi dagli Es : coverizzare " Grace " del compianto Jeff Buckley. La loro versione si discosta poco dall' originale, da apprezzare la voglia di " non dimenticare " uno degli artisti veramente" incompresi " degli ultimi dieci anni. Intrigante e curato il rifacimento trip hop ad opera dei Diabolico Coupè di " I' m deranged " di David Bowie, tra voci filtrate ed influenze jazz. Gli Slacker Monday ri-suonano " All the time in the World " aggiungendo un pizzico di alternative rock al brano di Louis Armstrong , ricordano molto certe cose dei Dinosaur Jr. Sicuramente il modus operandi di artisti quali Nick Cave e P.J.Harvey ha ispirato i Valentina Dorme visti i forti richiami ai due musicisti sopracitati nella loro buona versione di " Losing my religion " dei R:E.M. che chiude la compilation. Visto il successo riscontrato Loser sta già assemblando una nuova compilation , con nuove band e nuovi brani, perciò assodato il reale valore di questo progetto non mi resta che consigliarvi di tenere d'occhio il sito www.musix.it/loser , ottimo " strumento " per poter dare uno sguardo allo stato attuale delle scena Indie Rock Italiana.



Franco "Lys" Dimauro su SuccoAcido
A Tribute to the Smiths "There is a light that never goes out"
Inviolabile. Così ho sempre considerato il repertorio degli Smiths, e a giudicare dalla gente che ci ha sbattuto il muso (con pochissime rare eccezioni come i Quicksand o gli E.B.T.G.) probabilmente non a torto. Perché le canzoni di Morrissey e Johnny Marr vibravano di quell'alchimia perfetta che è impossibile da replicare togliendo anche solo uno degli elementi coinvolti (vedi i tristi esperimenti solisti dell’uno, le estemporanee sortite dell'altro), figurarsi entrambi. Che senso può avere dunque un "tributo agli Smiths"? Perdipiù realizzato da chi, come l'editore di Speedway, la fanzine italiana dedicata al culto del gruppo di Manchester, li ha amati con tale profondità ed accanimento da dedicare loro una parte abbondante della propria vita e sa quindi di cosa sto parlando? Semplice: un atto di amore, di rispettosa devozione verso "quelle canzoni che ti hanno fatto sorridere e di quelle che ti hanno salvato la vita". Lo sanno benissimo tutti e per primi i ventuno gruppi qui coinvolti che nessuna di queste riletture vale uno solo dei riffs di Johnny Marr, uno solo degli aforismi di Morrissey e che mai nessuna cover potrà sostituirsi all'originale nel cuore dei molti amanti del repertorio smithsiano. Perché gli Smiths chiedevano, senza volerlo, tutto. O dedizione totale, o antipatia cieca e disperata. Lo sapevano certo già prima di metter mano sopra a ognuna delle tracce qui presenti. Eppure eccoli lì, a omaggiare gli eroi del pop inglese, ognuno a proprio modo con risultati, cercando di farne una analisi obiettiva e quindi decontestualizzandoli da quanto sopra espresso, il più delle volte apprezzabili. Dunque rinviato, poi rinviato e quindi ancora rinviato, quando il suo destino sembrava essere quello di venire sbriciolato e dissolto in polvere nelle varie uscite autoctone delle bands coinvolte (è già successo con 3 A.R.M., Ossessione, Sybil e coi Divine che non hanno resistito alla tentazione di includere "Death of a Disco Dancer" nella ristampa del loro debut album, NdLYS), eccolo infine il tributo voluto da Fabio D'Antoni. La sua ostinazione ha avuto la meglio e il risultato, godibilissimo, con una parte interattiva fitta di notizie (un ricco elenco di copertine, libri, dischi, video, cover versions, curiosità, addirittura delle incisioni abrasive sui vinili, etc.) e complementare ad un libro dallo stesso titolo di prossima uscita, è ora tra noi. Andando nel dettaglio, tra le vette del disco spicca il sussulto hardcore dei disciolti Eversor con una versione maestosa di "I want the one I can' t have" che sono certo il giovane Morrissey, accanito seguace di Slaughter and the Dogs e N.Y. Dolls apprezzerebbe, bella pure la trasfigurazione ritmica operata dai Bokassa su "That joke...". Ai Northpole e agli E 102 l'onore di cimentarsi con due tra le pagine più rare e anche più belle del catalogo Smiths: "Jeane" e "Wonderful Woman" sono ancora splendide, pur tra le sfuriate low fi dei primi e il risvoltino in loop dei secondi. Peccato piuttosto che molti sembrino paralizzati dal confronto (Yo Yo mundi, Errata Corrige, More, Claudia Pastorino tra gli altri) e non aggiungano molto a quanto gli originali descrivevano e solo in pochi si arrischino a sovvertire il primitivo assetto melodico-timbrico, dando prova di fantasia e non solo di mestiere (i Monow ad esempio: "William..." la riconoscerete solo dal titolo, o i 3 A.R.M. che trattano "Ask" come gli Innominati facevano con i Doors, NdLYS). Come in ogni operazione analoga si passa quindi da letture belle (Northpole, Mirabilia, Haggis, Le Madri, Eversor, ecc.) ad altre meno (la "Meat is murder" della Pastorino davvero bruttina) a talune semplicemente superflue e che spero spingeranno a riscoprire fuori tempo massimo una delle più grandi pop bands del XIX secolo, proprio una di quelle da isola deserta, se ce n'è ancora una su cui è possibile arrivare senza dover infilare i piedi nel bitume.



Andrea Dani su Rockerilla
A Tribute to the Smiths "There is a light that never goes out"
Coronamento di un'attività intensa e generosa dedicata agli Smiths prima e al "mondo post" di Morrissey dopo, il tributo agli Smiths edito dalla Speedway racchiude un sincero omaggio ad una delle band più importanti degli anni Ottanta (e di tutta la storia del pop) in ventuno cover. Molti i protagonisti, alcuni insospettabili interpreti dell'anima immensa della band di Marr e Morrissey ed altri artisticamente più inclini allo spleen britannico, vi segnaliamo alcuni dei migliori: i Monow con una minimale ma visceralmente malinconica "William It Was Really Nothing", un'asciutta "There Is A Light That Never Goes Out" per la voce chiara di Paolo Edoardo Archetti Maestri con i suoi Yo Yo Mundi; una britishindolente "Heaven Knows I'm Miserable Now" per opera delle Madri; difficile il compito per i Connery, discreti e umili alle prese con uno dei classici apparentemente più semplici, ma per questo più insidiosi come "Girlfriend In A Coma"; caleidoscopici i Mirabilia, non male More e Sybil, in traduzione i Tre Allegri Ragazzi Morti. Il lavoro e la progettualità che stanno dietro alla Speedway fa sì che il disco non sia un tributo raffazzonato con le prime quattro band sottomano, ma il punto d'arrivo di una ricerca che spesso ha favorito la qualità dell'interpretazione e della rilettura smithsiana alla tentazione del nome, magari più noto, ma sicuramente meno intensamente disposto verso la materia sonora ed umana da trattare.



GianDino Daino su Freak Out
Loser, my religion
Fresca raccolta messa in piedi dal deus ex machina Andrea Girolami di Loser, benemerita trasmissione web radio approdata su Musix di Tiscali. L’idea è originale, racchiudere sette gruppi italiani (ma con chiare estrazioni anglosassoni) in un concept di best hits degli ultimi dieci anni. Troviamo una riliettura personale di Loser di Beck da parte dei Monow (la band aveva azzeccato anche una bella esecuzione nel tributo agli Smiths), ferocissima prova crossover dance per HU:T con The Power, inno dance di metà anni novanta, mentre gli obliqui ES si cimentano nella difficile cover di Grace che inevitabilmente richiama a fraseggio e toni al compianto Jeff Buckley. HOAT (con The First Time), Diabolico Coupè (con I’m deranged) e Slacker Monday (con All the time in the world) sono i brani più azzeccati e belli con una impostazione molto personale che non travalica l’idea originale lasciando intatta la bellezza del brano esaltandolo e rendendolo “nuovo”. Chiude Losing My Religion dei Valentina Dorme, giusto omaggio alla trasmissione. I brani sono tutti scaricabili gratuitamente da http://www.music.it/loser, troverete anche le copertine per completare il vostro cd.



Presi qua e là su www.morrissey-solo.com a proposito di There Is A Light That Never Goes Out
I thought the tribute songs were horrible. They sound like a Smiths song suffering deformation. I think I will just stay with my original Smiths albums, thank you very much.
mozzer2 (mozzer2@netzero.net) -- Monday November 20 2000, @02:11PM (#1)

I think they sound pretty good, especially "William." The Italian-English accent on "There is a Light" IS pretty funny though.
Johnny M -- Monday November 20 2000, @05:22PM (#2)



Fabio Rodighiero su Metallus.it
Loser, my religion
Dal 26 aprile è disponibile gratuitamente in rete all’indirizzo www.musix.it/loser la compilation ‘Loser, My Religion’, nata dalla fortunata trasmissione radio online Loser Web Radio. Si tratta di sette brani famosi coverizzati (e spesso stravolti) da alcuni dei più interessanti artisti dell’underground italico: si parte, ovviamente, dalla celeberrima ‘Loser’ di Beck, rivisitata in chiave elettronica dai Monow, con eccellenti risultati. Si prosegue con gli ottimi Hangin’ On A Thread alle prese con ‘The First Time’ degli U2 e gli Hu:t che si divertono a violentare in chiave crossover ‘The Power’ degli Snap. C’è spazio anche per ‘Grace’ di Jeff Buckley eccellentemente riproposta dagli indie-rockers es, ‘I’m Deranged’ di David Bowie rifatta in versione trip-hop dai Diabolico Coupè (anche in questo caso il risultato è ottimo) e per ‘All The Time In The World’ di Armstrong e ‘Losing My Religion’ dei REM, forse i pezzi più deboli del lotto, coverizzate rispettivamente da Slacker Monday e Valentina Dorme. In generale un lavoro veramente curato ed interessante, con alcuni brani che stupiscono piacevolmente per la spiccata personalità con cui sono stati interpretati. Ottima iniziativa, ottimo risultato.
VOTO: scaricatelo, bastardi



Leo su I-DBOX
Loser, my religion
Oggi mi siedo davanti al pc, apro WinAmp e comincio ad ascoltarmi quest'album....si esatto. Andrea Girolami, conduttore della trasmissione radiofonica Loser, ascoltabile solo via web, ha lanciato l'idea di fare una compilation GRATUITA di canzoni scaricabili via internet (con tanto di artwork fronte-retro anch’esso da scaricare) ed è stata ottimamente raccolta e sviluppata assieme a gruppi conosciuti nella "scena" Underground italiana. Detto questo veniamo alla musica, aprono le danze i MONOVOW (sic!) con Loser di Beck, interpretandola in modo molto personale, ritornello fantastico. Gli HANGIN ON A THREAD invece si mettono in gioco coverizzando "The First Time" degli U2, che dire, ottima versione in perfetto stile HOAT. Agli HU:T il compito che sulla carta sembra più difficile: interpretare "The Power" il tormentone di anni fa...degli Snap...chi non se li ricorda? Non c'è che dire, riescono a trasformarla in una canzone crossover potente e con un muro veramente tosto...ma continuamo....con gli es che con "Grace" di Jeff Buckley che non si discosta di molto dall'originale ma eseguita con molto pathos e personalità. Ora è il turno dei DIABOLICO COUPE' che trasformano "I Am Deranged" di David Bowie in una canzone malinconica-trip hop, quasi più bella dell'originale....ancora più particolare... Cambiano Atmosfera gli SLACKER MONDAY che reinterpretano Louis Amstrong di "All The Time In The World" facendola diventare una canzone semiacustica, armoniosa con inserzioni psichedeliche di tutto rispetto. Chiudono i VALENTINA DORME con "Losing My Religion" dei R.E.M. dissonante interpretazione di uno dei pezzi pop che hanno fatto la storia trasformandola in un adorabile post-song (?!)d'autore. Chissà se come RADIO DJ arriveremo a Losing My Religion Compilation Vol. 10....sinceramente me lo auguro.



Andrea Girolami su Musix
A Tribute to the Smiths "There is a light that never goes out"
Le istruzioni per l'uso di questo anomalo disco di tributo sono rivelate all'occhio più attento nella quarta di copertina del booklet. "For emotional use only", c'è scritto rosso su verde, e noi non troviamo parole più esatte per descrivere la natura di un omaggio tale, fatto con tutto il cuore possibile all'arte degli Smiths. Sono 21 i gruppi italiani coinvolti in questo album, alcuni tra i nomi più conosciuti del panorama indie nazionale, che si impegnano nel rielaborare diverse canzoni della storica band inglese.
Come in ogni "compilation" dalla natura così ampia, anche qui il livello delle cover compie un percorso sinusoidale altalenando belle prove di riscrittura a pallide copie degli originali che finiscono col suonare un pò come riempitivi. Mentre su questi ultimi preferiamo glissare, non possiamo invece esimerci dal citare gli ottimi risultati dei Mirabilia (la loro "preda" è "How son is now?"), Monow (stravolta e impreziosita, se possibile, "William it was really nothing") e i Tre allegri ragazzi morti che si cimentano addirittura in una traduzione in italiano (saranno gli unici all'interno del disco) di "Ask", diventata in italiano "Dimmi".
Accanto a questi nomi, relativamente, più blasonati, segnaliamo anche gli E 102 con una bella versione di "Wonderful woman". La mente dietro questo buon progetto è quella di Fabio D'Antonio che da fan d.o.c. ha messo anima e cuore nell'omaggio a Moz e ai suoi: una agiografia di personaggi ancora in vita, cosa strana e rarissima che ne testimonia la grande statura. Per informazioni visitate il sito di Speedway, fun club ufficiale degli Smiths.



Faustiko su Rockit
Loser, my religion
Operazione decisamente degna di nota questa della compilation ideata dal webjay (?) Andrea Girolami, già conduttore della trasmissione “Loser”, il cui format radiofonico non si basa sui classici canoni della filodiffusione, ma sullo streaming audio via web. Dall’esperienza maturata in oltre un anno di ‘messa in onda’, nasce questo progetto di raccogliere sette cover per altrettante band del sottobosco italiano.
I primi della tracklist sono i Monow, abili a rileggere in chiave trip-hop il famoso pezzo di Beck da cui prende il nome la trasmissione; seguono gli Hangin On A Thread che si confrontano con la musica degli U2 reinterpretando “The first time” secondo gli stilemi tipici dell’emo-core. Sorprende, invece, la scelta degli HU:T di metter mano all’episodio più famoso della discografia (?) a nome Snap, quella “The power” ristrutturata secondo schemi crossover (???). Una bella prova di maturità è quella dei trevigiani Es, già acclamati per il loro demo d’esordio e qui bravissimi nel confrontarsi con uno dei ‘mostri sacri’ del rock degli ultimi anni, Jeff Buckley, di cui reinterpretano la sua “Grace” in maniera originale pur non distanziandosi più di tanto dalla versione conosciuta ai più. A seguire i Diabolico Coupé, anch’essi già lodati col ‘primascelta’ sulle nostre pagine, e qui alle prese con un pezzo del Duca Bianco, “I’m deranged”, riletta anche questa secondo schemi trip-hop, con l’aggiunta di un pizzico di malinconia sullo sfondo. La successiva “All the time in the world” è ad opera degli Slacker Monday, anch’essi bravi nel loro piccolo a confrontarsi con un altro mostro sacro qual è Louis Armstrong. Stesso giudizio, se non migliore, quello riservato ai Valentina Dorme, abilissimi a rileggere “Losing my religion” con la giusta dose di personalità senza perdere di vista il brano contenuto originariamente in “Out of time”. Tutto questo ben di Dio lo trovate sul sito di Loser, scaricando gratis gli mp3 dei sette remake.



Maurizio Zoja su home del Rock
There Is A Light That Never Goes Out
Fra le centinaia di appassionati di musica cui i dischi degli Smiths hanno cambiato la vita c’è anche Fabio D’Antonio, da alcuni anni redattore di Speedway, fanzine dedicata all’opera di Morrissey e Johnny Marr e ora produttore esecutivo di questo album che raccoglie 21 cover di brani del gruppo di Manchester eseguite da gruppi per la maggior parte italiani e non ancora (salvo un paio di eccezioni) baciati dalla fama. L’idea non è di per sé originalissima: già nel 1996 la rivista francese Les Inrockutibles radunò diversi gruppi inglesi chiedendo loro di reinterpretare i brani di The Queen Is Dead, forse il miglior album degli Smiths, nel decimo anniversario della sua uscita. Les Inrockutibles poteva contare sul contributo di Divine Comedy, Billy Bragg, Supergrass e Placebo, mentre in questo caso ci si deve accontentare di Yo Yo Mundi e Tre Allegri Ragazzi Morti ma il risultato vale la pena di essere ascoltato, soprattutto da chi (e non sono pochi) ha amato alla follia questi brani nella loro versione originale. Come quasi sempre accade in questo tipo di operazioni, a fare la miglior figura sono quei gruppi che decidono di stravolgere gli originali per piegarli al loro stile: ecco allora la languidissima William, It Was Really Nothing dei Monow, le hardcore I Want The One I Can’t Have degli Eversor e Panic degli Ossessione e soprattutto la versione di Ask, ribattezzata Dimmi dai Tre Allegri Ragazzi Morti, gli unici a giocare la carta dell’italiano. A impreziosire il cd, distribuito dalla Materiali Sonori, diverse tracce cd-rom visualizzabili tramite il pc e contenenti una dettagliatissima discografia degli Smiths, tutte le star immortalate sulle copertine dei dischi della band e una miriade di altre informazioni che faranno la gioia dei fan più maniacali.



Aurelio Pasini su Il Mucchio Selvaggio n° 444
There Is A Light That Never Goes Out
Ci sono voluti quattro anni, ma finalmente i ragazzi di Speedway, il fan club italiano di Morrissey e degli Smiths, ce l'hanno fatta. Ha visto infatti la luce There Is A Light That Never Goes Out, il tributo da loro organizzato a quella che, indubbiamente, è stata la band inglese più importante degli anni '80. Ventuno i gruppi coinvolti, famosi e non, per la stragrande maggioranza italiani. Tra i più celebri troviamo Yo Yo Mundi, alle prese con la title-track, e Tre Allegri Ragazzi Morti con una prima versione della già nota Dimmi, adattamento italiano di Ask. Altri nomi che dovrebbero essere familiari ai lettori di Fuori dal Mucchio sono Mirabilia (How Soon Is Now?), Northpole (Jeane) e Divine, che screziano Death Of A Disco Dancer con piacevoli sonorità elettroniche; sulla stessa lunghezza d'onda i Monow, che trasformano William It Was Reaaly Nothing in un ottimo quadretto trip-hop. Atmosfere decisamente acustiche, invece, per i Tango Marziano (Still Ill), mentre colpisce per intensità Meat Is Murder nell'interpretazione di Claudia Pastorino. In altre parole, quasi tutti hanno, con esiti alterni, cercato di rielaborare il materiale alla luce del proprio stile. Stupisce invece constatare come, nella maggior parte dei casi, il cantato sia rimasto inalterato, segno di quanto possa essere difficile andare oltre quanto fatto a suo tempo da Morrissey. Tra le tracce, poi, ce n'è anche una Rom contenente discografia, immagini e informazioni sugli Smiths. In chiusura, le dolenti note: per quanto strano possa sembrare, il cd è già da tempo distribuito in Inghilterra, Germania, Stati Uniti e Giappone, mentre in Italia è giunto solo ora nei negozi grazie all'interessamento della benemerita Materiali Sonori.



F. Michelini su aktivirus recensisce "Loser, my religion", ma perde un'ottima occasione per parlare di noi



Eliseno Sposato su Rockit
There Is A Light That Never Goes Out
Portarono il nome più comune che si può trovare fra i cognomi inglesi, e nell’arco della loro breve ma intensa carriera, durata solo cinque anni (82-‘87), lasciarono un segno indelebile nella storia della pop music mondiale. Controversi per i temi trattati nei testi, assolutamente affascinanti nelle melodie proposte, la storia degli Smiths continua ad ammaliare legioni di giovanissimi e non solo. La passione per la musica di Morrissey & Marr dal 1994 è tema centrale della fanzine Speedway, che dopo 13 numeri arriva a proporci un primo saggio di quanto la passione per gli Smiths sia radicata nel nostro Paese. Ecco allora il primo volume di una serie di album tributo al gruppo inglese che speriamo possa continuare nel tempo. “There Is a Light That Never Goes Out” allinea 21 gruppi eterogenei nella proposta che non inficia il risultato finale dell’operazione. A partire dalla copertina che , in perfetto stile Smiths, riporta una foto trat-ta dal film “The Enchanted Desna” di Julia Solnsteva (1965), trattata con il colore virato in verde come nella copertina di “The Queen Is Dead”. Il cd è aperto dai pisani Monow che sussurrano su un ritmo trip hop “William, It Was Really Nothing”, subito dopo gli americani Darling trasformano “This Charming Man” spingendola ai margini di territori lounge. Agli Yo Yo Mundi tocca il compito di riportare tutto a casa con una bella versione di “There Is A Light...” special guest Gianrico Bezzato dei Knotoulouse alla voce. Il disco scorre con piacere alternando versioni grintose ed in stile di Eversor e Ossessione, che non lasciano scandalizzati se trasformano in veloci brani punk, “I Want The One I Can’t Have” e “ Panic”. Fanno da spartiacque i Mirabilia con una splendida versione di “How Soon Is Now” molto psichedelica che sembra suonata da una delle migliori shoegaezer band inglesi di metà anni ottanta. Gli altri due gruppi stranieri presenti, i tedeschi Connery ( “Girlfriend In A Coma”) e gli americani Haggis (“What She Said”) trattano secondo i canoni rock i loro brani, mentre sono più vicini agli originali Age (“Franky Mr. Shankly”) Le Madri (“...Miserabile Now”) e Tango Marziano (“Still Ill”). Su tutto regna un mood molto positivo e la presenza di numerose voci femminili, esalta la scrittura di Morrissey & Marr, conferendogli un fascino maggiore. Ascoltare la versione di “Meat Is Murder” a firma Claudia Pastorino per credere. Tra gli altri gruppi impegnati troviamo i Divine (“Death Of A Disco dancer”) e Tre Allegri Ragazzi Morti, unici ad azzardare la versione italiana di “Ask” già sentita sul loro cd dello scorso anno. Corposa anche la traccia cdrom di questo tributo che riporta con dovizia di particolari tutto lo scibile dell’universo Smiths, tra discografia ufficiale, partecipazioni a show radiofonici e televisivi e molto altro. Un plauso incondizionato a Fabio D’Antonio per la realizzazione di questo cd che potrà soddisfare non solo i fan più incalliti, ma anche quanti non hanno dimestichezza con la materia Smiths. Il disco è distribuito da Materiali Sonori.



Salvatore «Howty» Patti su musicbOOm
Loser, my religion
Tempo di celebrazioni per Loser, la trasmissione radio online curata da Andrea "PL2" Girolami che in oltre un anno di attività ha raccolto consensi crescenti grazie ad una programmazione di qualità unita ad una notevole attenzione al panorama rock indipendente Italiano.
Quello di cui parlamo non è un propriamente un disco, almeno non nel senso fisico del termine: si tratta di una raccolta di canzoni scaricabili interamente e gratuitamente dal sito di Loser (seguite il link nel box a destra e ci arriverete): sette cover interpretate espressamente per questo progetto da altrettanti gruppi della scena indie-rock italica, con un'elogiabile varietà di stili ed interpretazioni.
Lo spirito è quello di un divertito omaggio ad artisti e canzoni del recente passato (se si escludono gli Slacker Monday che reinterpretano Louis Armstrong, ma chi non lo fa al giorno d'oggi?); su tutti spiccano i Monow, che offrono una notevole interpretazione di di “Loser” di Beck , tra anfratti elettronici e space pop, con la voce di Anna ad affermarsi sognante e cristallina su una distesa elettronica, e i Diabolico Coupè, che deliziano con una rilettura downtempo di Bowie sontuosa ed incantatrice, arrangiata per basso e tastiere con suprema maestria.
Tra gli altri si segnalano gli Es, che rileggono adoranti Grace del giovane Buckley senza discostarsi troppo dal modello originale, tra incanti di chitarre e con una voce esile e dolcemente indolente: attendiamo con ansia il loro esordio discografico. Un po' più rilassate le interpretazioni di Hangin' on a Thread (The First Time degli U2) e Slacker Monday, mentre gli Hu:t pur senza essere aiutati dalla scelta del pezzo da coverizzare eseguono una fusione di metal/groove tanto spiazzante quanto originale. Chiudono la riuscita operazione i Valentina Dorme, che stravolgono la REMiana Losing my Religion con piglio da veterani, trasformandola in una creatura propria.
Una compilazione che serve a raccogliere consensi e ad aprire canali alternativi alla distribuzione e che riesce nel suo intento grazie ad un ottimo assemblaggio e ad una attenta e variegata scelta di interpretazioni. Sette ottimi brani per avvicinarsi alla sfaccettata realtà del rock italiano e per scoprire una web radio che si dà da fare con energia e competenza per evidenziarla.
Il consiglio? Scaricare e masterizzare. Subito.



Matteo B. Bianchi e la redazione di Dispenser su RadioDue RAI
   [non è una recensione, ma insomma...]
Saranno famosi? Culti immortali all'ombra della Torre.
Abbiamo già parlato di come alcuni gruppi restino perennemente di culto e vengano coverizzati all'infinito dai gruppi più diversi. Gli Smiths sono una passione personale della redazione di Dispenser e sono anche uno dei gruppi che più di tutti è oggetto di questa devozione pagana, eterna. Una carriera fulminante, brevissima; pochi dischi rispetto al successo planetario e soprattutto grandi, grandissime canzoni. Johnny Marr, nel periodo in cui componeva queste canzoni, sosteneva di sognarsele di notte. Che sia vero o no è una cosa affascinante. Le cover dei pezzi scritti da Johnny Marr e Morrissey continuano a sbucare come funghi e soprattutto ricevono trattamenti che le sconvolgono, come succede agli standard di Gerschwin nelle mani dei jazzisti.
Oggi sentiamo il primo cd-demo nella breve e instensa storia di Dispenser, quindi un disco ancora non pubblicato. Il gruppo viene da Pisa, si chiama monow, con la doppia vu finale, monow; la canzone degli Smiths subisce una metamorfosi in chiave più o meno elettronica, ma decisamente d'atmosfera: voce affascinante, qualche eco islandese, e grande gusto. Loro sono i monow e questa è William, it was really nothing.



Andrea Girolami su musicbOOm
Un po' di tempo fa c'era un gruppo di nome "Here". Facevano musica elettronica ma soprattutto erano prodotti dal CPI (disciolto e rimpianto consorzio produttori indipendenti). Fecero un sacco di scalpore, si diceva: "finalmente anche in Italia ci sono persone capaci di lavorare con il campionatore", "dei piatti usati a dovere" e cose del genere. Il disco in compenso era brutto assai. Poco importa: ebbe l'importanza di fare sana "casciara" in favore di una musica che si pensava "proibita" qui nel "bel paese" come il trip hop. Perchè vi ho raccontato questa storia? Perchè sono arrabbiato. Mi dispiace che il disco dei Monow, che cento e cento volte di più si meriterebbe tutto il baccano suscitato dagli Here, rimarrà invece in ombra. Sento la bile salire al pensiero che tanto ben di dio venga sprecato. Questa Band (si uso la maiuscola ok?) è un vero e proprio miracolo. Non so se qualcuno nel gruppo è stato in visita di piacere in Inghilterra o addirittura a Bristol ma è sicuro che le nebbie della cittadina del "Trip" per eccellenza hanno avuto effetto sugli qui presenti pisani. Se il loro intento era quello di suonare "lussuosamente italiani" beh hanno miseramente fallito. Se invece lo scopo era prendere le distanze dalla musica del nostro paese per creare qualcosa che per sua stessa natura suona straniero allora hanno fatto centro. I Monow non hanno nulla da invidiare alle produzioni "slow beat" d'oltremanica, ricordano i Massive Attack di Blue Lines (eleganti sarebbe da dire) e si possono permettere di giocare con sezioni di fiati, scratch e campionamenti chicca veramente d'autore (presente una cover come "William It Was Really Nothing "degli Smiths). L'incipit poi ti inchioda alla poltrona. "California Uber Hull" (tedesco? Presto una traduzione prego) è un singolo d'antologia, la vetta del CD che solo raramente abbassa il suo livello qualitativo alle soglie del già sentito. Difettino peraltro perdonabile forse anche il fu "Massive Attack sound sistem" aveva di queste dèfaillance. Qui di seguito la parte più importante di questa modesta recensione: i recapiti per contattare i Monow im prima persona e-mail monow@channelweb.it tel: 050562212 / 03332443672. Organizzate per loro una data dalle vostre parti, fatevi mandare il Cd, non rimanete fermi che "fuori tutto succede".



Aurelio Pasini su Musicalnews
[...] Anche i MONOW vengono da Pisa, e nelle loro fila militano due terzi degli Abarthjour Floreale (per l'esattezza la già nominata Anna Finori e Rino Sassi), ma tale è la qualità del loro demo che ci risulta difficile etichettarli come un semplice side-project. Entrambe le band sembrano avere in comune la volontà di produrre musica originale uscendo dai soliti schemi, ma se per gli Abarthjour il punto di partenza è comunque il rock, per i Monow è l'elettronica. I sei brani qui contenuti vivono di campionamenti, suoni sintetici e downbeat, avvicinandoceli quindi idealmente alla scena trip-hop. L'iniziale California Uber Hull è semplicemente stupenda, e oltretutto ha un potenziale commerciale notevole. Qui, su una base caratterizzata dagli scratch di DJ Lazyman, la voce di Anna crea una linea melodica splendida nella sua semplicità, ed il tutto è impreziosito da un sapiente uso della tromba, strumento che ritornerà anche altrove nel CD. Tra gli altri titoli, quelli che maggiormente rimangono impressi sono Pinkshell, degna delle migliori compagini bristoliane, e la glaciale Sarah Way. Da segnalare anche una sorprendente cover di William It Was Really Nothing degli Smiths, opportunamente rimodellata. Insomma, un buon prodotto, il cui ascolto risulterà piacevole anche a chi, come me, non è particolarmente avvezzo a certe sonorità (per contatti: monow@channelweb.it).



Acty su Rockit
Monow e' un progetto parallelo degli Abarthjour Floreale, band della quale ho già avuto il piacere di parlarvi in passato. Suoni apparentemente scarni che si materializzano da lontano, immergendo le sensazioni di chi ascolta in atmosfere dense di calore strumentale e controtempi elettronici, questo e' il mondo che circonda questo interessantissimo lavoro autoprodotto. I sei episodi del MiniCD si caratterizzano per la scelta di sonorita' che molto si avvicinano ad alcuni brani degli ultimi Massive Attack, con la preferenza per accenti piu' cupi e una drum machine che mantiene il battito piuttosto lento, impennandosi raramente. Come negli Abarthjour Floreale, la voce femminile viene equiparata a uno strumento, elevandosi in dolci echi melodici spesso filtrati elettronicamente. I quasi 25 minuti scorrono via in un tappeto di sonorita' abbastanza omogeneo con l'elettronica soffusa a fare da struttura portante alle composizioni, nelle quali si intrecciano campionamenti di vari tipi di strumenti. Il CD si apre con la liquida "Pink Shell", proseguendo con "William, It Was Really Nothing" che rimbalza tra drum machine e campionamenti di archi. Se "California Uber Hull" fa un po' il verso a Tear Drop, in "Sarah Way" il ritmo si fa più sostenuto e il basso piu' profondo mentre la parte strumentale si basa su un gioco di tromba e campionamenti vocali. Splendido il duetto tra voce maschile e femminile di "Lez Love" tra dissonanze e melodie; il percorso si chiude con "Looptzlah" vagamente ispirata ai Morcheeba. Nonostante la scelta stilistica dei Monow corra il rischio di incappare in confronti molto impegnativi, la validità della proposta riesce brillantemente ad evitare il "...gia sentito", riuscendo tutto sommato a imporre una propria personalità. Un lavoro degno di essere ascoltato molto attentamente, magari con una cuffia, sdraiati e al buio. Altamente consigliato per chi ha capito di cosa si tratta!